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LE ORIGINI DEL TOPONIMO 

Sull’origine del toponimo Bresso esistono diverse interpretazioni. Brixium deriverebbe dal termine celtico brig che significa colle o rocca. Si può quindi immaginare la Bresso delle origini come un piccolo gruppo di capanne poste in una posizione leggermente sopraelevata.

Una seconda ipotesi riconduce l’origine del toponimo a Bresse, regione della Francia orientale, terra di provenienza dei Galli, che avrebbero poi imposto il nome del loro luogo di origine alla terra conquistata.

Bresso deriverebbe poi da un nome di persona di origine germanica Berizzo, un proprietario terriero: è possibile che, secondo una consuetudine anticamente in uso, il nome di persona sia passato a denominare una località.


I CELTI 

Nel IV secolo a.C. i Galli Insubri, popolazione celtica proveniente dalle regioni nord-occidentali d’Europa, emigrano verso sud, attraversano le Alpi e si stabiliscono nella pianura padana, dove, guidate da Belloveso, si scontrano presso le rive del Ticino con l’esercito etrusco e gli infliggono una pesante sconfitta.

Gli Insubri si fondono quindi con i primitivi abitanti insediati da secoli, anch’essi di origine celtica, ascrivibili a quella che è comunemente chiamata la “Civiltà di Golasecca”.

Gli insediamenti degli Insubri sono situati in luoghi strategici, lungo vie di comunicazione e di passaggio o a ridosso di fiumi navigabili.

Il primo nucleo di Bresso è quindi costituito da un piccolo gruppo di casupole poste in un luogo leggermente sopraelevato, circondate da una fertile campagna e bagnate dal corso del Seveso.

Il nome di questo fiume deriva dal celtico Se-usus, uso dell’acqua: il Seveso infatti viene largamente utilizzato dai primi abitanti per l’irrigazione, la pesca e come via di traffico.

Completata la colonizzazione romana nel corso del secondo secolo a.C., nel 49 Giulio Cesare estende la cittadinanza romana a tutti gli abitanti della Gallia Cisalpina.

Mid-land, la terra di mezzo, da villaggio celtico diviene Mediolanum, la città romana.

La scarsità di reperti archeologici rende difficile la ricostruzione della Brixium romana.

La quinta pietra miliare sull’attuale Valassina cade in prossimità della Chiesa del Pilastrello: è quindi probabile che nella vicinanze vi fosse una mansio, un punto di ristoro per mercanti, militari e viaggiatori.


Mosaico sulla facciata dell'Oratorio della Madonna del Pilastrello

IL CRISTIANESIMO 

La diffusione del cristianesimo nelle zone rurali avviene con notevole lentezza: la mancanza di reperti anteriori al V secolo ne è una testimonianza. La presenza di Sant’Ambrogio come vescovo di Milano genera varie comunità di fedeli. Vengono costruite delle basiliche fuori le mura per coinvolgere anche la popolazione del contado nelle attività liturgiche.


I LONGOBARDI
 

Nel 568 tutta la zona situata al nord del Po viene occupata dai Longobardi e la loro permanenza dura più di duecento anni.

I territori rurali si sviluppano a scapito delle città  ed il territorio viene suddiviso in partizioni chiamate fare.


LA PIEVE
 

Alla dominazione longobarda segue quella carolingia: nasce la pieve o plebs, ovvero la comunità dei fedeli che si sviluppa intorno a un centro battesimale rurale. La pieve è costituita da una Chiesa principale e dagli altri edifici religiosi distribuiti sul territorio.

Tra il IX e il X secolo se ne annoverano almeno dieci nel contado della Martesana.

Il territorio rurale, secondo l’ordinamento franco-longobardo, è suddiviso in fondi e ulteriormente frazionato in mansi assegnati a coloni.

La Brixium dell’età medioevale si presenta come un piccolo assembramento di case di pietra e legno circondate da campi e terreni che appartengono per lo più ad ordini religiosi.


L’ETÀ DEI COMUNI
 

Alla fine del settecento il canonico Francesco Frisi, abate della cattedrale di Monza, ricostruisce la storia di Monza e della sua chiesa e afferma che nel 1189 Brixium è di proprietà della basilica di San Giovanni: quindi nel territorio di Brixium vi sono dei terreni acquisiti e amministrati dalla Chiesa di San Giovanni in Monza come beneficio ecclesiastico.

In questo periodo si affermano i liberi comuni che si contrappongono all’autorità dell’Imperatore Federico Barbarossa. Molti comuni lombardi impongono tasse, esercitano diritti di mercato, amministrano la giustizia, controllano le vie di comunicazione.

La contesa tra Milano e l’imperatore porta all’assedio e alla capitolazione della città nel 1158.

Quattro anni dopo Milano è costretta nuovamente alla resa e subisce saccheggi e distruzioni.

La città nell’arco di qualche anno riesce a riconquistare l’egemonia economica e a porsi in capo alla coalizione dei Comuni lombardi.

Nel 1176 la Lega Lombarda sconfigge definitivamente Federico Barbarossa a Legnano.

La pace di Costanza del 1183 ratifica la rinuncia imperiale sui comuni lombardi e riconosce a Milano il ruolo di potenza egemone.

I borghi della Martesana, sono amministrati dal Comune di Milano. Nel 1189, anno citato dal Frisi, ha inizio la terza crociata. La curia monzese è costretta a rinunciare alle rendite e alle decime che le affluiscono dai vari possedimenti. L’anno seguente muore l’imperatore: Monza e il suo territorio entrano definitivamente nell’orbita di Milano e anche Brixium segue il medesimo destino, legando per sempre le sue vicende a quelle della metropoli milanese.


VISCONTI E SFORZA 

Nel 1290 Goffredo da Bussero nel suo Liber notitiae sanctorum Mediolani ricostruisce l’inventario delle istituzioni ecclesiastiche nel Milanese e cita “in plebe Bruzzano, loco Brixio, ecclesia Sancti Nazari”: alla fine del duecento Bresso è un villaggio rurale di una certa importanza.

La pieve di Bruzzano comprendeva le chiese di Affori, Bresso, Brusuglio, Cassinis Massattii (forse la Mojazza vicino alla Chiesa di S.Maria alla Fontana), Cormano, Dergano, Niguarda, Precotto, Pratocentenaro, Pubiga (località non identificata), Greco e Segnano.

Nel 1398 sette chiese la pieve assumono il ruolo di parrocchie con un prete residente: Brixium è una di queste sette cappellanie e la presenza di un sacerdote a Bresso è confermata da una pergamena del 1484, il più antico documento conservato nell’archivio parrocchiale.

In tale documento è citato Simone  Gatti, primo parroco bressese di cui si abbia notizia ed il suo successore Giacomo de Gatti.

La Chiesa dei Santi Nazaro e Celso non doveva deessere molto diversa dall’edificio descritto dal delegato arcivescovile Francesco Cermenati nel 1567: a navata unica, privo di cappelle, con la facciata a capanna, in mattoni a vista, affiancata dal campanile, dall’ossario e dalla casa parrocchiale. Il campanile subisce un crollo e viene distrutto alla fine del cinquecento. Viene ricostruito nel 1611 e ulteriormente modificato in epoca recente.


La Chiesa dei SS. Nazaro e Celso

La Brixium del XIV secolo è un piccolo paese, circondato da distese di campi, interrotti da cascine, piccoli boschi e numerosi mulini che sfruttano i corsi d’acqua.

Le principali comunicazioni verso nord sono due strade che partendo dalla Porta Comacina di Milano arrivano a Como e in Brianza.

Il tratto ovest è denominato Strada di Como: tocca Dergano, Affori, Bruzzano, e costeggiando il Seveso raggiunge il lago.

Il tratto est viene inizialmente denominato Strada di Decio o Desio e tocca Niguarda, Bresso, Cusano, Desio e quindi l’alta Brianza. Poiché termina nella valle di Asso la strada viene successivamente denominata Vallassina e quindi Valassina.

Ad est della Valassina corre la Strada di Monza, che partendo da Porta Nuova (tra via Manzoni e via Cavour) attraverso Precotto, Bichocca, Cinisello e Sesto arriva a Monza.

Il nucleo originario di Bresso si costitusce intorno alla attuali vie Manzoni, Cavour e Centurelli.

Le strade principali sono ancora contrassegnate da pietre miliari come indicazione per i viandanti e spesso la devozione popolare aggiunge ai pilastrelli delle immagini religiose che richiamino il passante a un momento di preghiera.

Al quinto miglio della Valassina, a circa sette km dal centro di Milano, nel territorio di Bresso è edificata una piccola edicola votiva, di forma triangolare, sormontata da una croce e costituita dal pilastro miliare e da una nicchia con un dipinto della Beata Vergine delle Grazie, successivamente l’edicola è inglobata in un oratorio a navata unica.

(dal sito del Comune di Bresso)

 
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